Schede di lettura

Schede di lettura

Ilha de Moçambique, 2015

 

Marcel Proust non scherzava quanto a spirito di classe, fino a sostenere che – avendo a che fare con domestici -, i padroni che sanno il loro mestiere ”(…) ne se soucient pas de cet agrément superficiel, de ce bavardage servile qui fait favorable impression à un visiteur, mais qui recouvre souvent une inéducable nullité” (A la Recherche du temps perdu, Do côté de chez Swann, d’ora in poi = R, CCS). È un punto di vista condiviso. Nel primo libro della Récherche il rapporto servo-padrone è visto in ottica pressoché coloniale: osservazione divertita e indulgente, umanità riconosciuta al servo solo se gregaria ai bisogni del padrone.

Riferendosi al sogno di viaggiare a Vanezia o Balbec, Proust parla di “(…) verités appartenant à un monde plus réel que celui où je vivais”. Da A l’ombre des jeune filles en fleurs, d’ora in poi R, JFF.

Il realismo di Proust è sempre un effetto collaterale del flusso della memoria, mai un obiettivo in sé. Eppure sta lì il meglio della Recherche.

Carlo Emilio Gadda: La cognizione del dolore (una rilettura): il dolore erutta incontenibile da questo libro e copre il mondo come un manto di lava. Gadda è un caso affascinante di sofferenza interiore che libera le pulsioni distruttive (a partire da quelle rivolte a se stesso) mediante l’aggressione allo strumento principe della comunicazione umana, il messaggio linguistico. L’annientamento del mondo è così ancora più completo, perché opera con lo stesso strumento della sua costruzione.

Elias Canetti: Auto da fé (il titolo originario è molto lontano da quello tradotto: Blendung = accecamento, abbacinazione), 1935. Comincia alla grande, due colpi di remi e siamo in medias res – al centro della mente di Peter Kien e della sua follia. Si intende al volo che tutto procederà con il rigore di un teorema spaventoso. Più avanti però lo svolgimento della scrittura è così interno alla pazzia del protagonista che anche il lettore si chiede se per caso non è stato portato in manicomio: da paziente, beninteso.

R. Carver: Chi ha usato questo letto? (Elephant and other stories), 1986, 1987, 1988. Si classifica Carver come minimalista. Lui stesso ha rifiutato questa designazione, per cui cerco di dedurne l’uso fatto da alcuni critici direttamente dal testo: il linguaggio degli oggetti; anzi, gli uomini parlano, si comunicano attraverso gli oggetti. “Minimalismo” – se è lecito adoperare questo termine – è ancora l’incubo del quotidiano, delle azioni ripetitive e standardizzate, che agiscono gli uomini in una sorta di automatismo sottratto alla loro volontà, trascinandoli a rimorchio in un eterno presente senza riscatto. Nei racconti di Carter gli umani non si proiettano oltre il momento, l’attimo. In questo si può vedere rappresentato il fallimento del “sogno americano”, ma sarebbe fuorviante classificare Carver come uno scrittore impegnato, di denuncia. Egli – ammesso che denunci – non indica alternative: pessimisticamente si limita ad esprimere solidarietà a “coloro che ce la mettono tutta” (parole sue).