Persone da non dimenticare

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Cabaceira Pequena (Mozambico), tombe islamiche in riva all'Oceano Indiano

Conobbi Anacleto dal Lago nei primi anni ’70, quando ero uno studente di medicina, all’inizio della mia formazione. Qualcosa va ricordato di quegli anni, per chi è venuto dopo o li ha messi in qualche cassetto della memoria. L’università era diventata di massa. Lo è anche adesso; ma a quel tempo, il termine – una novità - era enunciato per marcare il contrasto con il passato di élite dei nostri studi superiori.

Ho conosciuto Carlo Mazzacurati nell’estate del 2011. Avrebbe potuto essere un anno prima, addirittura a Ilha de Moçambique, quando ancora ci abitavo, ma ci furono impedimenti dell’ultima ora che fecero annullare a lui e alla sua équipe un viaggio da Beira, per riprendermi – secondo il progetto iniziale - nel “mio” ambiente.

La morte può spezzare un corso di vita e di opere, ma è spesso il suggello di una scomparsa da tempo avvenuta. Una vecchiaia più impietosa del comune, per malattia e disabilità, avevano già provveduto a far tacere – salvo che per una cerchia di intimi - la voce di Fernando Bandini.

Ricardo Rangel, scomparso nel 2009 a 85 anni di età, è stato il “padre” e il più grande dei fotografi mozambicani. Nel Mozambico post-indipendenza, più che in molti altri paesi africani, la fotografia si è espressa con ricchezza di temi e di talenti.

Settimo Sabatini è uno pseudonimo. Se qualche suo amico cadrà su questo articolo (ma come, se non lo guido io?) non avrà difficoltà a riconoscerlo. In realtà il suo ricordo, nato nel corso di una galoppata in bici ai piedi dei Berici, è stata un’occasione per rivedere esperienze, idee e sentimenti della mia vita. Ma è così con tutte le persone che commemoriamo. Sono vive in noi perché è grazie a loro che un pezzo della nostra vita si è svolto nell’unico modo che ci era assegnato.