Mozambico pubblico e privato

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MEMBA  (Mozambico), 2008

Mozambico

Pubblico 

e privato

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Ilha de Moçambique, 2009 

Marrupa, Niassa: su questo altipiano battuto ogni mattina dal vento si ha un’esatta percezione della solitudine e dell’immensità. Marrupa è come una navicella senza ormeggi, perduta nell’oceano della foresta che la circonda, in una deriva senza speranza. Non c’è bisogno di tempeste per inquietarsi: basta la bonaccia vegetale, con i suoi cicli pazienti e rinnovati, indifferenti al manipolo di umani che si agglomera nel piccolo abitato in alto.

A fine anni ’80, dopo il mio ritorno a Maputo da lunghe permanenze in periferia, cominciai a collezionare avidamente qualunque materiale fosse reperibile sul paese per farmi una piccola biblioteca personale: cercavo nelle poche librerie in disarmo, e sempre più nelle rivendite “informali” lungo le strade. Specialmente qui si trovava di tutto

Se la definizione di post-modernità ammette anche la possibilità di regressione rispetto alla modernità, allora Beira è una sorta di laboratorio mondiale di questo processo. La città è un capolavoro di disastrologia ambientale. Gli interessi economici dovevano essere improrogabili e schiaccianti a fine ‘800, all’epoca della sua fondazione, per indurre il colonizzatore lusitano a edificare una città che è in parte sotto il livello del mare, nel contorno di un’immane palude. I suoi problemi di sanitation sono insolubili.  Come spin

Le elargizioni (International Aid) obbediscono a mode. Non si capisce l’affollamento di Milange (11 donors contati sul terreno, in un cul de sac) e il deserto brullo di Ile, con i suoi 300.000 abitanti lungo una magnifica via di transito.

Faida interna alla Chiesa Cattolica: La Diocesi di Quelimane, nella figura del vescovo Dom Bernardo Felipe Governo (nomen-omen), padre cappuccino formatosi a Trento e parlatore di un ottimo italiano – ha fatto sposare a forza i cappuccini di Trento con quelli di Bari, fino ad ora separati, operanti su aree diverse e insediati in infrastrutture distinte. Non solo, ma nel matrimonio combinato da fuori sono entrati dei cappuccini mozambicani, e da inattesi padroni. L’operazione ha preso dunque le fattezze di un take-over della chiesa del posto su istituzioni missionarie espatriate. A modo suo è una decolonizzazione. Si è sentito parlare di risentimento dei religiosi locali per la “separatezza” di queste rispetto alla loro realtà, per il loro strapotere, per il non aver fatto crescere una chiesa mozambicana parallela, per essersi rese insostituibili e provvidenziali. Alcune vecchie virtù sono diventate colpe.

Derre (Morrumbala). Una tappa ulteriore nel mondo della RENAMO, fra le colline ai lati del Lalaua serpeggiante verdastro e senza corrente nelle foreste. La microstoria politico-sociale di Derre nella guerra è quella di ogni angolo di questa provincia e ha avuto una bella documentazione da un paio di papers di Ken Wilson, “disastrologo” di Oxford passato da queste parti un paio d’anni fa, con la guerra ancora in corso. Arrivo a cose fatte, cioè con le rovine che hanno smesso di fumare da molti mesi e svettano fra le erbacce … e con la pace che tiene. Anzi, come pare la regola in Zambézia, che tiene assai più alla base che al vertice. La parola qui usata per vertice è cúpula, che in italiano ha assonanze mafiose. Qui potrebbe e non potrebbe. In lontananza si intravvedono i picchi di roccia vagamente fallici che punteggiano tutto il paesaggio del Centro-Nord del Mozambico, con gli ultimi fiocchi di nubi che non vogliono staccarsi dalle vette, neppure a mattina inoltrata, tra il fumare dei vapori.