Mozambico pubblico e privato

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MEMBA  (Mozambico), 2008

Mozambico

Pubblico 

e privato

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Ilha de Moçambique, 2009 

Riflessioni a lato del tentato assassinio di Polly Gaster (una militante britannica pro-FRELIMO residente da molti anni in Mozambico, NDR), pugnalata quasi a morte sulla porta di casa. La destabilizzazione è massima quando determinati disegni politici hanno dietro masse da reclutare per il crimine in larghi strati della società. Il delitto è a basso costo, e l’impresa resta nell’ambiguità: delinquenza comune o killeraggio su commissione? Quale che sia la risposta (bisogna sapere di più sui retroscena), il panico è massimo nei gruppi-bersaglio, e così lo scopo è raggiunto con la massima economia.

Anche stavolta l’aereo sguscia silenzioso da sotto le nubi, all’improvviso, e si libra su un paesaggio leonardesco di acque e rocce. È caduta molta pioggia, i fiumi sono pieni, si snodano come interminabili bisce color ocra. Sono offerte tutte le tonalità del verde. L’avvicinamento su Nampula e le sue montagne è sempre un momento magico.

Dall’aereo il Niassa si dipana nelle due trame sovrapposte e non comunicabili, quella dell’uomo e quella della natura. La maglia sfilacciata ed esilissima delle strade che connettono il nulla con il nulla – i microscopici centri abitati, grumi di edifici coloniali immersi nel villaggio africano.

A Mecufi, 50 km a sud di Pemba, si arriva attraversando una gigantesca aldeia, con tanto di mercatini e posti dove mangiare. Poi degradare di colline, basse, saline, mangais e finalmente la minuscola sede del distretto. La foce del Lúrio è appena un po’ a Sud e sull’altra riva comincia la provincia di Nampula.

In questo momento l’Italia è un paese di punta nel processo di “normalizzazione” del Mozambico, per conto proprio e conto terzi. Il nuovo interventismo italiano a volte lascia sbilanciati gli interlocutori mozambicani, abituati a considerarci benevoli e pieni di flessibilità, anziché – come ci vedono adesso – aspri, rigidi e volitivi. Il protagonismo italiano è storicamente giustificato principalmente per la lunga relazione tra la FRELIMO e una parte della politica italiana, e più tardi per il ruolo che il nostro paese ha avuto nell’ “aiuto” (ai tempi in cui lo si chiamava cooperazione). Più recentemente l’accordo di pace di Roma è suonato come un successo della diplomazia italiana