LETTERE VICENTINE

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Ilha de Moçambique, 2015

 

 

Non so se l’autore è d’accordo nel considerarsi uno scrittore. Glielo chiederò appena avrò il piacere di conoscerlo personalmente. É un fatto che ha messo insieme un’opera originale e di difficile classificazione, un po’ “a ponte” fra generi; e che esplora un modo singolare di far “letteratura”. A prima vista si tratta di una ricerca di microstoria militare sulla Grande Guerra. L’autore ha lavorato su un piccolo materiale d’archivio presso il Museo del Risorgimento e della Resistenza di Vicenza, fatto di messaggi e rapporti manoscritti raccolti da un ufficiale di complemento livornese sul fronte dell’Ortigara, nell’estate del 1916.

Anni fa consideravo che dopo gli stupendi esordi poetici di ormai mezzo secolo fa, quando era maestro di scuola elementare - Bandini pareva aver perduto l’innocenza, per avvitarsi sempre più in una dimensione espressiva erudita, professionale, cifrata, persino aulica - fatta di enorme mestiere, ma che a me suonava povera di messaggi e moti profondi. Era una critica severa, che andava oltre il suo campo d’azione, e intrudeva un pò troppo in una vita di cui in fondo non sapevo nulla.

Anche fra gli addetti ai lavori, pochissimi a Vicenza sanno qualcosa di questa strana – un po’ donchisciottesca - figura di intellettuale, imprenditore, traduttore dall’inglese, giornalista, editore (persino produttore cinematografico) e romanziere; nonché ghiottone, pornografo, bigamo, ebreo, vagabondo, e altro ancora: non manca alla ricca lista, naturalmente, la connotazione di omosessuale, che fino a qualche decennio fa metteva brividi giù per la schiena.

Non riesce a Parise di ripetere il miracolo de Il ragazzo morto e le comete, anche se questo libro cerca di scrivere (autobiograficamente) il capitolo esistenziale che lo precede, e quindi di riannodarsi a quel mondo, a quell’atmosfera. L’incanto non si ricrea.

Questo romanzo stampato postumo fu steso di getto nel 1979, sigillato in una busta di plastica e ripreso in mano pochi mesi prima della morte, quando Parise era malato senza speranza (1986). Ci sono evidenti problemi di “lezione” e di editing, non più emendabili dopo la morte dell’autore: cosicché il tutto va preso – se si vuol dare un giudizio critico equilibrato - anche come “materiale” destinato a vari gradi di rielaborazione, se ce ne fosse stata la possibilità, o una sostanziale motivazione dell’autore. La volontà di farlo, apparentemente, esisteva – quindi é stato almeno in parte legittimo riesumare quest’opera.