Educazione sentimentale

Educazione sentimentale

Ilha de Moçambique, 2008

Il verso di Kavafis, da Itaca: “non ci sono Ciclopi e Lestrigoni se non li erge il cuore davanti a te … “. Il concetto di Bateson che tutte le grandi crisi esistenziali sono in realtà di conoscenza.

Da Milan Kundera, L’immortalità: “ (…) non sfuggirai il tema della tua vita! Da ciò deriva ad esempio che è una pura illusione voler iniziare ad un certo punto della propria vita “una vita nuova” che non assomigli alla precedente, iniziare, come si dice, da zero. La vostra vita sarà sempre fatta dello stesso materiale, degli stessi mattoni, degli stessi problemi, e ciò che in un primo momento di apparirà come “una vita nuova” ben presto si dimostrerà una variazione della vita precedente (…). Quando l’uomo è giovane, non è in grado di percepire il tempo come un cerchio, bensì come una strada che porta dritta verso orizzonti sempre nuovi. Non intuisce ancora che la sua vita contiene un unico tema. Lo comprende solo nel momento in cui la sua vita comincia a realizzare la prima variazione”.

La cosiddetta “rassegnazione”. Cosa vuol dire “razionalizzare” (o elaborare) gli eventi della vita? Si tratta di un processo di sottrazione delle nostre risposte al sentimento, per immetterle nella sfera della comprensione. La conseguenza di questo dispositivo è che gli eventi non ci colpiscono più emozionalmente, volta per volta, tornando dopo ogni esperienza al punto zero; adesso si riesce a inquadrarli in una spiegazione del mondo, li si oggettiva, li si mette a distanza. Grazie a questo processo si azionano più tardi meccanismi di prevenzione del dolore, tenendosi alla larga da situazioni che ne hanno un potenziale; e quando ce ne arriva una dose che non possiamo evitare, esso diviene più sopportabile, non sapevamo che si era costituito un callo.

Il controllo delle passioni, 1. È un chiodo fisso di Montaigne che le redini dell’esistenza devono stare ben fisse nelle mani della ragione: “Le pire état de l’homme, c’est quand il perd la connaissance et gouvernement de soi” (E – II,2). Controllare una passione (un affetto, un desiderio erotico, un’ambizione, un credo politico e così via) è la sua sottomissione al dominio della mente lucida. Non è un invito all’autocontrollo indifferenziato. Negare il pianto in un lutto o l’abbraccio quando si ama sarebbe assurdo e disumano. Controllare una passione è “metterla al suo posto”, riconoscerla solo come una parte di noi; è negare la nostra identità-sovrapposizione con essa. È impedire che la passione, prendendoci, determini ogni atto della nostra esistenza, rendendola monocroma, unilaterale, impoverita. La passione – che ha piena dignità di essere – deve esercitarsi nella complessità. Essa può darci straordinarie illuminazioni sul mondo, ma se è vissuta come unica dimensione, lo oscura.